E-evasione legalizzata.

Vengo a scoprire che c’è una proposta di legge che mira a ridurre l’aliquota IVA sul commercio elettronico (ad eccezione dei vizi) portandola ad un 10% fisso per tutti.

Sappiate che pur essendo un e.commerciante della prima ora e pur essendo socio AICEL sono fermamente contrario a quel disegno di legge.

Una simile normativa porterebbe innanzitutto ad una fortissima discriminazione nei canali di vendita avendo lo stesso prodotto non più conveniente per motivi commerciali ma banalmente per soli motivi fiscali. In buona sostanza la stessa accusa rivolta ora alle strutture di accoglienza ecclesiastiche che non pagando l’ICI avrebbero vantaggi economici.

Fra l’altro la possibilità di applicare l’aliquota ridotta alle transazioni online non è contemplata fra quelle di cui all’allegato III della direttiva 2006/112/CE.

Veniamo ora alla voce e-evasione, cosa si intende per commercio elettronico? Quante e quali fasi devono essere concluse con l’intermediazione della rete internet? Perché escludere le vendite tramite catalogo e quelle telefoniche, quali sono gli elementi di differenziazione essenziali?

Il testo del disegno di legge recita:

Alle transazioni commerciali effettuate attraverso la rete internet, con esclusione delle transazioni che concernono prodotti pornografici, ovvero prodotti il cui uso è comunque vietato ai minori di anni 18, ovvero bevande contenenti alcol, si applica una aliquota unica del 10%.

Quale è il significato preciso di “effettuate”? Intendono che tutte le fasi debbano svolgersi online ovvero solo il commercio elettronico diretto? Intendono anche il commercio elettronico indiretto per cui una fase è su internet ed un’altra fuori? Ho comprato un’auto per mia moglie, il primo contatto è avvenuto con il venditore mio amico su FB, poi ho guardato i dettagli dell’auto sul sito della concessionaria ed ormai convinto ci siamo incontrati per firmare i contratti. Sarebbe stato e-commerce questo? Perché il mercato delle auto sarebbe il primo a diventare tutto digitale. Ogni concessionaria avrebbe i moduli solo sul sito e la conclusione del contratto in concessionaria si effettuerebbe attraverso la rete internet anche se cliente e venditore si trovano uno di fronte all’altro, perché su un’auto da 20mila euro il risparmio sarebbe di 1.818,18 euro quasi un 10%. Non male considerando che a rimetterci sarebbe lo stato ed a guadagnarci non sarebbe l’e.commerce.

Sarebbe il caso, per smuovere il commercio elettronico in Italia, piuttosto lavorare sulla logistica. Perché abbiamo corriere con tariffe, soprattutto in campo internazionale, fra le più alte ed i servizi peggiori? Perché non imporre su questo un allineamento alle best practice europee?

Un pacco dalla Germania all’Italia costa 7 euro, lo stesso pacco rimandato in Germania ne costa 40 e spesso costa comunque di più un pacco Italia-Italia che non Germania-Italia. Come può un’azienda italiana competere sul mercato internazionale se i suoi prodotti sono più cari non solo per un’aliquota IVA penalizzante ma anche per l’incidenza del trasporto? Come può un’azienda italiana essere competitiva sul mercato interno se i suoi prodotti sono sottoposti a balzelli medievali come quelli della SIAE mentre se il cliente compra all’estero questo balzello non è da pagare?

Non è sconvolgendo il mercato interno, mettendo il commercio su strada contro l’e.commerce, che si fa crescere quest’ultimo ma solo migliorando le condizioni generali di lavoro di tutti gli operatori economici.

Voi cosa ne pensate? Siete pronti a comprare i mobili Ikea tramite internet stando dentro al negozio Ikea? Avrete uno sconto del 10%, fatto direttamente dallo stato.

3 commenti su “E-evasione legalizzata.”

  1. Ci pensavo proprio 2 gg fa, quando ho letto la notizia. Non ho ancora visto il testo della legge, ma pensavo fosse relativo ad agevolazioni fiscali per chi vende on-line, con un’aliquota agevolata sull’irpef.

    Ma anche messa così sarebbe discriminante.
    Sarebbe meglio investire sulle infrastrutture e sui servizi collegati, concordo.

  2. Beh. Intanto è un abbassamento dell’IVA al cittadino del 10%. Che è buono. Poi è una discriminazione che andrebbe combattuta imponendo allo Stato la parificazione verso il basso. Tutto al 10%
    Quindi invece di dire “non sono d’accordo, è discriminatoria”, secondo me andrebbe detto: “Giusto! Ma che sia così anche per le altre attività”
    Altrimenti le tasse quando le abbassiamo?

  3. Ridurre l’IVA potrebbe essere cosa buona, peccato che nessuno stato europeo l’abbia fatto negli ultimi anni perché si tende a passare dalle imposte dirette (su quello che guadagni) alle indirette (su quello che spendi). Questa operazione dovrebbe tendere a ridurre l’evasione a scapito però dell’equità.

    Resta anche la direttiva comunitaria che non consente aliquota ordinaria al di sotto del 15%.

    Insomma, buona l’intenzione ma sarebbe meglio parlare con cognizione di causa.

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