Oggi un nostro militare è morto in un attentato in Afghanistan. Si tratta del maresciallo capo Daniele Paladini che in un atto eroico ha impedito che l’attentatore mietesse ancora più vittime.
Faceva parte del Genio Pontieri, non un reparto di guerrafondai sfegatati ma di persone che costruiscono ponti ed i ponti non sono segni di guerra. Non per nulla il retro delle banconote in Euro rappresenta dei ponti, come segno di unione fra le persone.
Tutto questo preambolo per arrivare alle dichiarazioni sconsiderate di qualche politico nostrano.
Marco Rizzo, coordinatore nazionale dei Comunisti Italiani:
La mia solidarietà, mentre chiedo di fare cessare le morti in Afghanistan, va alla famiglia del militare scomparso oggi a causa di un atentato a Kabul. Occorre ritirare subito i nostri soldati. Le ragioni della pace devono prevalere su quelle della guerra. Bisogna ripristinare il rispetto della nostra Costituzione che all’articolo 11 esclude la guerra come mezzo per risolvere le controversie politiche.
Ecco, Rizzo ha allegramente infangato l’immagine di un uomo di pace, che collaborava alla costruzione dell’unità di un Paese che sta ancora faticosamente uscendo da una terribile dittatura (o Rizzo preferiva quando le donne avevano meno diritti di un animale sotto il governo dei talebani?), un uomo che ha preferito sacrificare la propria vita pur di limitare al minimo le vittime fra la popolazione civile.
Ecco, Rizzo faccia quel che gli pare, io sarò orgoglioso di essere italiano finché ci saranno uomini come Daniele Paladini che soccorrono chi ha bisogno, in ogni angolo del pianeta. E lo fanno con senso di fedeltà alla patria e di dovere morale.
Se in un paese straniero ci mandiamo soldati armati e dopo anni ed anni non c’è rimasta solo qualche dissidenza terroristica ma interi territori e notevoli fasce di popolazione che ci vorrebbero vedere morti, forse dovremmo chiederci se davvero possiamo considerare quel contingente una forza di pace.
Senza entrare nel merito sull’opportunità e la valenza della missione in Afghanistan credo sarebbe meno ipocrita da parte di tutti riconoscere che le nostre forze in quel paese non stanno li per distribuire sacchi di farina (o almeno non solo per quello).
Puoi fare la guerra, ma per favore chiamiamola con il suo nome.
E in guerra, quando ti vogliono morto, non stanno tanto a vedere se monti ponti o piazzi mortai, basta la divisa che indossi per fare di te un bersaglio….
In Sicilia sono stati uccisi tanti uomini di stato.
Non per questo la Sicilia è diventata terra di nessuno (o peggio della mafia).
L’Afghanistan ha un governo eletto, a differenza della dittatura che l’ha preceduto. Questo governo rappresenta la maggioranza della popolazione e questo governo è favorevole alla permanenza delle forze internazionali per la tutela della popolazione inerme e la stabilizzazione della situazione.
Certo possiamo andarcene, ma non siamo in guerra. Il De Mauro dice: “conflitto fra stati, nazioni, popoli condotto con l’impiego di mezzi militari” ecco, questo conflitto non c’è non siamo in guerra con l’Afghanistan né con la sua popolazione. Stiamo combattendo un gruppo criminale aiutando un popolo, questo in Afghanistan, in Libano come nella nostra patria.