Marketing mariano.

Come molti (forse sono troppo ottimista) sapranno maggio è il mese della Madonna.

Ci sono le rogazioni.

A Lugo ad esempio l’immagine della Madonna del Molino è stata portata in processione per quattro sere per la città.

È un evento che attira tante persone, ieri sera secondo me ne sono passate più di un migliaio (perché come per lo share non sono sempre gli stessi, alcuni fanno dalla chiesa fino a casa propria o il contrario, altri si uniscono per un breve tratto).

Sono comunque tutte persone che non hanno fretta (stanno passeggiando per strade che magari molto spesso non percorrerebbero a piedi), che sono in compagnia (di persone che conoscono e con cui condividono un’esperienza), che sono in un momento favorevole (nessuno va ad una processione costretto, sono tutti volontari).

Per il marketing esperienziale sono tutti nel momento migliore per catturare la loro attenzione e fornirgli in input positivo.

Ecco, malgrado tutto questo moltissimi negozi nelle vie dove passava la processione avevano le vetrine spente se non anche le serrande chiuse.

Non pretendo che siano aperti, festanti e con tutte le rose stese davanti alla porta (alcuni gestiti da cattolici praticanti avevano anche questo, anche noi avevamo sempre una vetrina a tema quando il negozio si trovata sul tragitto) ma perlomeno che non impediscano di farsi vedere.

In un periodo di crisi ci sono anche queste piccole pubblicità che richiedono solo la chiusura della vetrina un paio d’ore più tardi. Il tempo è buono, si esce per un gelato e si passa anche a chiudere. Non è uno sforzo insormontabile.

Non sto dicendo di farlo per la Madonna (che comunque non disdegna un po’ più di illuminazione), sto dicendo di farlo per le proprie vendite.

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