Lo Stato e la Nazione.

Avete mai pensato a cosa sarebbe il calcio se al posto della Nazionale avessimo la Squadra Statale di calcio? Già mi immagino maree di funzionari, almeno tre per ogni giocatore, che redigono verbali in triplice copia con la vecchia carta carbone.

Oppure se l’inno di Mameli fosse statale anziché nazionale, mi vedrei la SIAE a chiedere il balzello a tutti coloro che lo cantano… l’ha già fatto? In effetti sì, ma sarebbe certamente peggio. Sarebbe una cosa prettamente burocratica.

Insomma, la nazione è la nostra mamma, non per nulla il termine nazione ha la stessa etimologia di nascita.

Ben diverso è lo stato che a volte non coincide minimamente con la nazione (ad esempio lo stato Regno Unito include le nazioni di Inghilterra, Galles, Scozia ed Irlanda del Nord, al contrario la nazione Stati Uniti d’America include 50 stati) mentre altre volte la ricalca abbastanza dettagliatamente come ad esempio capita all’Italia.

E forse proprio questa coincidenza territoriale porta a fare confusione fra nazione e stato che al contrario sono ben distinti seppur collegati.

Come dicevo sopra lo stato rappresenta la burocrazia necessaria per la civile convivenza della nazione. Lo stato è laico perché è come la penna che scrive su un foglio, la nazione al contrario è colui che con la penna scrive. La penna è solo uno strumento, indispensabile per scrivere, non dotato di volontà, di orientamento.

Ovvio dunque che ci si richiami sempre allo stato laico, ma lo si fa senza tener conto della nazione. Sì da la colpa alla penna di ciò che è scritto sul foglio.

La nazione invece ha una definizione ben più sfuggente. Dice la Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli

Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato […] costituisce un popolo. Ogni popolo ha il diritto di identificarsi in quanto tale. Ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione.

Si capisce dunque che non esiste nazione dove non esiste una cultura e la cultura della nazione italiana non può prescindere dal cattolicesimo. Basta salire su un tetto e guardarsi attorno per contare quanti campanili svettano sulle nostre città.

La cultura italiana è permeata di cattolicesimo, basti pensare a Dante o Manzoni.

L’arte italiana altrettanto, il monumento italiano più famoso nel mondo è la torre di Pisa, ovvero un campanile.

La musica, le stesse note musicali Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si derivano dalla prima sillaba di ogni verso dell’inno a San Giovanni (ok, Ut è stato sostituito da Do ma il resto non cambia).

Non vado oltre perché penso che sia chiaro il senso. La storia dell’Italia, della nazione italiana, è permeata fino al midollo del cattolicesimo.

Quindi coloro che chiedono a gran voce la laicità della penna dello stato dovrebbero soffermarsi a pensare se vogliono uno stato senza nazione, una penna statica, senza alcuno che la guidi. Al contrario se vogliono continuare ad avere qualcuno che usa la penna devono riconoscere la nazione italiana con profonde radici nel cattolicesimo.

Per assurdo chi grida a gran voce la laicità dello stato rischia di fare il gioco di coloro che vogliono smembrare l’Italia. Perché togliendo la storia e la cultura a cosa serve una nazione, a cosa serve il suo territorio? Alla nascita di altre nazioni che facciano capo ad uno stato diverso.

Io sono italiano, faccio parte della nazione italiana, con questa cultura, con questa storia. Se questo poi vuol dire sottostare alle leggi di questo stato nulla in contrario, finché le leggi non vadano contro la nazione.

P.S.: Secondo la Costituzione (Art. 67 e 87) i parlamentari rappresentano la Nazione ed il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale.

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