Cosa c’entra il potere con l’autoironia?
Ce lo spiega con la solita maestria comunicativa il Presidente Sergio Mattarella
Mi torna in mente quando – in questo salone, numerosi anni fa, mi sembra otto, nove anni fa – uno studente delle scuole superiori mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere.
Gli ho risposto che il potere, o quello cosiddetto tale, per chi ricopre ruoli di vertice nello Stato, nei sistemi sociali, può – in effetti – inebriare e far perdere l’equilibrio.
Ma vi sono due antidoti.
Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali.
Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironia.
Credetemi, ragazzi: è preziosa!
Se i cosiddetti potenti della Terra ne facessero un po’ di uso, anche in piccole dosi, il mondo ne avrebbe grande giovamento e loro stessi eviterebbero tante difficoltà e motivi di imbarazzo.
Assieme all’equilibrio dei poteri, su cui si è svolto poche settimane fa un referendum di modifica costituzionale, ce n’è un secondo più complesso perché è al di fuori della democrazia, su cui il popolo non ha alcuna possibilità di intervento. Si tratta appunto dell’autoironia.
Mi viene a questo proposito in mente la preghiera del buonumore di San Tommaso Moro (peraltro patrono dei politici) che in un suo passaggio recita:
Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama “io”.
E, se siete arrivati a leggere fin qui, vi lascio anche il link al documento del Papa a cui Mattarella si riferiva poco prima della parte del discorso che vi ho riportato.