20 anni fa.

Sono passati 20 anni ma il mio ricordo è ancora perfettamente chiaro.

Stavo servendo la Patria (all’epoca esisteva ancora la naja), appena trasferito da Fano a Bologna.

Mi trovavo nell’infermeria per le analisi (come futuro patentato volevano essere giustamente sicuri che non usassi sostanze stupefacenti).

Inizia a spargersi la voce in caserma.

Dal televideo arriva la conferma.

Il maresciallo mio diretto superiore carica il tenente medico a bordo dell’ambulanza, accende la sirena ed esce a tutto gas contromano sui viali di Bologna.

Noi ammutoliti oltre che dal disastro anche da un senso di appartenenza, quasi di complicità involontaria.

Poi il desiderio di intervenire, di dare una mano come fu 10 anni prima, sempre a Bologna. La prima ambulanza giunta in stazione proveniva dalla nostra stessa caserma.

Quando arrivarono le prime immagini ci rendemmo conto che la nostra presenza sarebbe stata inutile se non dannosa. E che il bilancio fu comunque tragico.

Un aereo militare fuori controllo, abbandonato dal pilota, fece una improbabile virata centrando la finestra di una classe di scuola media superiore: 12 ragazzi morti.

Io, purtroppo, c’ero. E ricordo.

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