Il mezzo è il filtro.

Leggevo ieri questo post di Rocco Rossitto in cui parla delle sue disavventure con alcuni customer care via Twitter.

Ovviamente l’esperienza con un customer care varia in funzione di chi il customer care lo gestisce, ad esempio io ho avuto anche esempi di ottimo lavoro.

Tornando a Rocco mi permetterei di aggiungere alla sua lista un altro punto:

6. Il mezzo è il filtro. Al call center ti chiamano tutti, per presentare i problemi che hanno solo loro (salvo che le soluzioni sono disponibili nelle FAQ dallo scorso millennio). Già su FB ti contattano quelli che hanno provato a chiedere una soluzione ai loro amici (che probabilmente gli hanno detto di contattarti tramite la tua pagina). Chi ti contatta su Twitter invece è una persona molto evoluta, certamente ha già fatto un’approfondita ricerca su Google (e quindi anche nelle tue FAQ se non le hai rese non indicizzabili), conosce i fondamentali di ciò che sta facendo e la domanda quindi richiede un intervento specifico di un essere umano. Se tratti allo stesso modo chi ti chiama al call center come chi ti contatta via Twitter è come se tu chiedessi le tabelline ad un bambino di 5 anni e ad uno di 8 pensando di avere lo stesso risultato.

Voi che ne dite?

Tristemente Costa Allegra.

Dopo il naufragio della Costa Concordia ecco un’altra gatta da pelare per la compagnia.

La Costa Allegra è alla deriva al largo delle Seychelles a seguito di un incendio, ormai domato, nella sala macchine.

Il sito ancora è attivo (in questo caso la situazione è lontana dall’Italia e gli italiani a bordo sono appena 210), non è collassato come con il disastro di poco più di un mese fa.

Resta il fatto che le trasmissioni live dalla nave sono state sospese.

Spero che la Costa sia in grado questa volta di gestire la situazione anche sul suo sito istituzionale.

Non so se questo messaggio fosse già presente da tempo, però considerando gli ultimi avvenimenti toglierei quel “Sali a bordo” che ricorda molto un’altra frase andata molto di voga ultimamente e non proprio rassicurante nei confronti della Costa.

 

C’era una volta il buzz.

C’erano una volta i blog, e ci sono ancora.

Con i blog è venuta la frammentazione e la personalizzazione dell’informazione. A quel punto il meccanismo tradizionalmente usato per promuovere marchi e prodotti non funzionava più.

Allora ci si inventarono le classifiche, in modo da ricondurre alcune blogstars nei meandri dei diffusori acritici di comunicati stampa. Ma i trendsetter online erano critici e dunque non solo non diffondevano acriticamente il comunicato stampa ma a volte addirittura ne facevano una pubblicità negativa.

Per ovviare a questo inconveniente è nato il buzz marketing.

Non faccio mistero (anche perché tutti i relativi post lo riportano chiaramente) di aver partecipato a diverse campagne del genere. Campagne che vanno dal pagamento di un articolo (comunque mio originale e non di rado anche con delle critiche come quelle che ho mosso alla RAI ad esempio), dal prodotto ricevuto in omaggio (ad esempio il Uebbi) o anche solo in uso gratuito per qualche tempo (ad esempio i telefoni LG Optimus). Quelle da me preferite appartengono al secondo gruppo.

Secondo me non c’è nulla di male nello scrivere di tanto in tanto (perché comunque la maggior parte dei contenuti del blog sono prodotti di spontanea volontà mia e degli altri autori) su invito purché si possa scegliere se scriverne o meno (ho rifiutato ad esempio post a favore del poker online, seppure adeguatamente remunerati, perché contrari ai miei principi e perché non li ritenevo comunque interessanti per i miei lettori) e che sia chiaro che il post è stato in qualche modo incentivato.

Sta venendo avanti invece una nuova frontiera del buzz, il video virale ovvero simpatico, magari ammiccante, giovanile. Ecco, onestamente queste campagne per me sono deprimenti ed infatti malgrado le diverse proposte (in questi giorni si sono moltiplicate) ho sempre declinato l’invito tranne che in un caso (e se leggete il post capite anche il perché).

Ecco, secondo me le campagne video pseudo-virali sono la morte del buzz marketing positivo e ripiombano la rete sociale nel vecchio stereotipo televisivo togliendo la parte più originale del messaggio e cercando di riportare i siti (fatico a considerare ancora blog quelli che diffondono semplici pubblicità) al livello dei diffusori acritici di comunicati stampa.

Voi cosa ne pensate?

QR-Code 4 beer.

La FIFA ha fatto allontanare dallo stadio alcune decine di tifose dell’Olanda che facevano pubblicità ad una birra che non aveva pagato il pizzo giusto canone per sponsorizzare la manifestazione, anche perché fra gli sponsor c’è gia la Budweiser.

Alcune considerazioni in ordine sparso.

  1. Meno male che la Coca-Cola è sponsor, altrimenti non si sarebbe potuto bere nulla durante le partite (mentre ieri sera quando giocava l’Italia sono stati inquadrati due bambinetti che bevevano felici dalla tradizionale bottiglietta).
  2. Distinguere fra migliaia di persone con la maglia arancione e scritte di ogni genere quelli che fanno pubblicità illegale da quelli che hanno una maglia per qualunque altro motivo e basta mi pare difficile. Per dire, visto che Adidas è un partner FIFA c’è il rischio di farsi buttare fuori solo perché si indossa una comunissima maglietta con su scritto Nike?
  3. La ditta di birra è molto fiduciosa nella tecnologia, mettere dei QR-Code  sulle maglie non so quanti click possa portare. Insomma, l’eventualità che vengano inquadrate abbastanza a lungo da una telecamera per consentire al telespettatore di leggere il codice (io ci ho provato anche sulla foto qui sopra senza riuscirci) mi pare troppo ottimistico. Forse qualche foto per qualche rivista o al più qualcuno che le incontra. Un’operazione comunque costosa e con poco rientro mediatico.
  4. Se devi mettere un QR-Code su una maglia pensaci bene: o lo posizioni più in basso o prendi un indossatore più lineare, il QR-Code altrimenti viene deformato e di difficile lettura.
  5. Siamo tutti portatori sani di pubblicità, qualunque cosa facciamo. Facciamo in modo che altri non si arricchiscano alle nostre spalle.
  6. Se la ditta olandese vuole un link non ha che da mandare una buona quantità di birra al mio indirizzo.

E voi cosa ne pensate?

Ma i pubblicitari si ascoltano?

Giusto due messaggi pubblicitari radiofonici per capire quanto sono assurdi.

Il primo è conto arancio che appesta video e audio di testimonials perché la loro migliore pubblicità sono i loro clienti. Ma se lo credete davvero perché appestate video e audio di messaggi pubblicitari costosi e peggiori? Forse sono carenti di clienti soddisfatti?

La seconda è di Esso Extras. Due tipe al telefono. La prima: “Domani andiamo a fare un giro? La stazione meteo di Esso Extras dice che ci sarà il sole” La seconda: “Ok, però io porto dietro gli impermeabili perché è meglio non fidarsi”. Cioè, per capirci… dicono che la stazione meteo che regala Esso è una ciofeca inattendibile! Sarebbe stato molto meglio farsi regalare una stella.

Signori pubblicitari, suvvia, capisco che la trasparenza è il nuovo nero, ma non siate così spudorati, nascondeteci ancora un po’ le magagne.

E voi lettori, avete altre pubblicità assurde da segnalare? Usate i commenti.