Viva la RAI.

Non la canzone di Renato Zero, ma proprio l’azienda, mamma RAI.

L’anno scorso, a maggio, è morta mia nonna Guerrina (l’avevo scritto su twitter ma non è così facile recuperare il permalink, che in ogni caso non avrebbe valore aggiunto nel post odierno) storica abbonata RAI, avrebbe pagato il canone anche una volta alla settimana e quando si avvicinava la fine dell’anno era frenetica non volendo capire che il pagamento si faceva comunque a gennaio.

Ora però è evidente che non lo possa (né debba) più pagare. Spesso però le cose evidentemente ovvie stridono amaramente con la burocrazia.

Fatto sta che una decina di giorni fa è arrivata la letterina della mamma che chiedeva l’obolo annuale. 109 euro.

Allora sono andato sul sito indicato nella lettera fino alla pagina delle comunicazioni, ho completato il modulo ed ho specificato che la nonna era morta e quindi non doveva più pagare il canone. L’apparecchio TV l’ha preso un altro abbonato che quindi già paga il suo canone.

Mi è arrivata una mail “manoscritta” (non una risposta automatica) in cui mi si informava che l’abbonamento era sospeso in attesa della comunicazione della data del decesso.

Sono tornato sul sito (l’unico punto negativo è che non si poteva rispondere direttamente alla mail) ed ho mandato l’informazione su luogo e data del decesso dicendomi disponibile a mandare loro copia dell’atto tramite mail o fax.

Stamattina mi è arrivata una seconda mail in cui mi informano che l’abbonamento è stato annullato senza problemi e senza aumento di burocrazia.

In tutta onestà si è trattato di una gradevole sorpresa, poter interagire con una pubblica amministrazione (gli abbonamenti fanno capo comunque all’Agenzia delle Entrate) senza dover perdere una marea di tempo e soprattutto senza doversi spostare.

Che sia l’inizio di una nuova era? Non so, nel frattempo… Viva la RAI.

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