Il burqa ed il velo sugli occhi di Fini.

Il Presidente della Camera ha dichiarato:

Quel che ha deciso il parlamento francese credo sia non solo giusto ma opportuno e doveroso in ragione di un valore che è quello della nostra carta Costituzionale relativo alla dignità della donna che non può essere sottoposta a violenze o comportamenti indotti da gerarchie diverse da quelle della legge.

Ora questa affermazione è di una violenza inaudita, rimanda pesantemente nel periodo del fascismo quando ciò che non era vietato era obbligatorio.

Secondo Fini la donna è soggetta alla legge, non può fare nulla che non sia codificato espressamente dalla norma.

Visto che non c’è una legge che impone il tacco 12 lo vietiamo a tutte? Perché è evidente che l’indossare un tacco 12 è un comportamento indotto da una gerarchia diversa dalla legge.

Poi sempre il capo di FLI ritiene evidentemente che una donna sia più dignitosa completamente svestita e stesa come un tavolo con del cibo sopra (cosa che in Italia è a quanto pare consentito) piuttosto che con il volto coperto per una propria scelta culturale.

Chissà cosa intende fare il Presidente della Camera con l’intimo commestibile al sapore di fragola in vendita nei sexy-shop. Lo renderà obbligatorio o piuttosto lo vieterà?

E se una donna indossasse il burqa per libera scelta? Visto che Gianfranco non riesce a capire che una persona possa limitare di propria spontanea volontà la propria libertà allora lo vieta? Solo chi è libero può rinunciare alla propria libertà.

Ebbene il problema è un altro, le donne che erano costrette dai mariti-padroni ad indossare il burqa in pubblico avranno ben altro problema, verranno segregate in casa.

Io sono favorevole a questa legge, perché risolve problemi di ordine pubblico ed aumenta la sicurezza percepita dai cittadini. Ma nessuno, per favore, venga a dire che un divieto possa far crescere la libertà della persona che viene sottoposta al divieto.

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