La scuola è una botte forata.

Ho usato questa metafora l’altra sera per descrivere la scuola e non solo quella di oggi.

Nella scuola gli sprechi sono enormi, forse anche più alti che nella sanità. Ci sono insegnanti del tutto inadeguati. Magari non incompetenti, ma incapaci di insegnare, di governare un gruppo-classe.

Così (ne ho conoscenza diretta) ci sono persone che prendono lo stipendio per un anno rimanendo in aula 1-2 giorni, maturando punteggio e passando così avanti a tanti altri volenterosi. Ci sono insegnanti che arrivano in aula senza aver preparato alcuna lezione, che si trascinano fino alla sedia nella speranza che la partita a carte degli alunni sia la meno rumorosa possibile per poter continuare a leggere tranquillamente il giornale, prendendo lo stesso stipendio di coloro che si gettano anima e corpo nella missione di educare.

Ecco, la scuola è una enorme botte dove lo stato continua a buttar dentro acqua e da cui le scuole prendono fuori per dissetare i propri allievi. Questa enorme botte però ha un problema che solo un miope non vede, è piena di buchi da cui l’acqua esce per mille rivoli.

Da una parte si è scelto di ridurre la portata in entrata, affinché le perdite si riducano. Questo però provoca anche la diminuzione della quantità d’acqua disponibile per gli studenti.

Dall’altra parte invece si vorrebbe (non si sa ben dove prenderla) aumentare l’acqua da mettere dentro la botte in modo che ogni studente abbia di che dissetarsi. Questo però provoca anche l’aumento degli sprechi ed il rischio che le falle si ingigantiscano andando ancor più fuori controllo.

La scuola non ha bisogno né di tagliare né tanto meno di ingrossare il flusso d’acqua in entrata quanto quello di chiudere le falle, ma in questa botte ormai è un’impresa.

Serve dunque che tutte le persone di buona volontà coinvolte, dalle famiglie agli insegnanti, dai bidelli al ministro, si siedano attorno ad un tavolo a costruire una nuova botte, robusta perché ognuno fornisce il meglio che ha per realizzarla.

Per conto mio sono disponibile a mettere in campo la mia esperienza di genitore e di presidente per più mandati di un consiglio d’istituto e soprattutto che rimarrebbe comunque nella scuola anche fino alla fine di una riforma di ampissimo respiro.

Le altre parti sono disposte a rinunciare ad un po’ del loro corporativismo da orticello personale per partire nella nuova impresa?

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